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Ott 16 '13
”(…) sono diventata la Filatrice, partorendo da meme stessa l’Uovo, avvolgendo in meme stessa la Preda.Regina delle streghe, maga,devo vivere dentro questo corpo, mia ultima casa -per decodificare qui ogni impronta runica,per credere nella promessa di ogni capello imbiancato,per riconoscere l’indizio lasciato dai segni del tempo.”da ‘La Tela della Madre Immaginaria’ di Robin Morgan, contenuto in ‘A - Lettere Scarlatte’ di P. Zaccaria, Franco Angeli Ed., 1995Immagine: Les Parques, Alfred Agache, 1885Tat❧

”(…) sono diventata la Filatrice, partorendo da me
me stessa l’Uovo, 
avvolgendo in me
me stessa la Preda.

Regina delle streghe, maga,
devo vivere dentro questo corpo, mia ultima casa -
per decodificare qui ogni impronta runica,
per credere nella promessa di ogni capello imbiancato,
per riconoscere l’indizio lasciato dai segni del tempo.”

da ‘La Tela della Madre Immaginaria’ di Robin Morgan, contenuto in ‘A - Lettere Scarlatte’ di P. Zaccaria, Franco Angeli Ed., 1995

Immagine: Les ParquesAlfred Agache, 1885

Tat❧

Mar 11 '13
⌘ VANITAS VANITATUM ET OMNIA VANITAS ⌘
"La putrefazione è così efficace che distrugge la vecchia natura e la vecchia forma dei corpi in decomposizione, li trasmuta in un nuovo stato dell’essere per dar loro un frutto completamente nuovo. Tutto ciò che vive, muore; tutto ciò che è morto si putrefà e trova nuova vita."
                                                                -A.J. Pernety, Dictionnaire, 1758
Opera: Omnia Vanitas, olio su tela R. Donley.
Dalla Nigredo d’un fondo plumbeo emerge l’Albedo calcinata, coronata dal drappo cinabro della Rubedo.
E’ una vanitas non suggerita attraverso oggetti allegorici palesemente esibiti come vorrebbe il canone stilistico barocco, bensì una vanitas inversa e in versi, poietica e maieutica, che evidenzia prepotentemente una preposizione del soggetto rispetto all’oggetto (le opere con questo tema mostrano l’esatto contrario: preposizione degli oggetti rispetto al soggetto -decentrato- questi diventano “strumenti di vanitas” attraverso cui inferire il significato). E’ precipuamente coerente con quanto afferma Pernety, quando dice:
"Quando l’Artista vede la bianchezza perfetta, i Filosofi dicono che bisogna distruggere i libri, poiché sono divenuti superflui”

⌘ VANITAS VANITATUM ET OMNIA VANITAS ⌘

"La putrefazione è così efficace che distrugge la vecchia natura e la vecchia forma dei corpi in decomposizione, li trasmuta in un nuovo stato dell’essere per dar loro un frutto completamente nuovo. Tutto ciò che vive, muore; tutto ciò che è morto si putrefà e trova nuova vita."

                                                                -A.J. Pernety, Dictionnaire, 1758

Opera: Omnia Vanitas, olio su tela R. Donley.

Dalla Nigredo d’un fondo plumbeo emerge l’Albedo calcinata, coronata dal drappo cinabro della Rubedo.

E’ una vanitas non suggerita attraverso oggetti allegorici palesemente esibiti come vorrebbe il canone stilistico barocco, bensì una vanitas inversa e in versi, poietica e maieutica, che evidenzia prepotentemente una preposizione del soggetto rispetto all’oggetto (le opere con questo tema mostrano l’esatto contrario: preposizione degli oggetti rispetto al soggetto -decentrato- questi diventano “strumenti di vanitas” attraverso cui inferire il significato). E’ precipuamente coerente con quanto afferma Pernety, quando dice:

"Quando l’Artista vede la bianchezza perfetta, i Filosofi dicono che bisogna distruggere i libri, poiché sono divenuti superflui”

Feb 13 '13
"Quindi sembrò come se gli uomini dovessero procedere dalla luce alla luce, nella luce del Verbo, Attraverso la Passione e il Sacrificio salvati a dispetto del loro essere negativo;Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima,Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce;Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via.”-La Roccia, T.S. Eliot Immagine: Pieter Bruegel il Vecchio, incisione, “I tre Matti del Carnevale giocano con i loro baubles”, 1642

"Quindi sembrò come se gli uomini dovessero procedere dalla luce alla luce, nella luce del Verbo, Attraverso la Passione e il Sacrificio salvati a dispetto del loro essere negativo;
Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima,
Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce;
Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via.”

-La Roccia, T.S. Eliot 

Immagine: Pieter Bruegel il Vecchio, incisione, “I tre Matti del Carnevale giocano con i loro baubles”, 1642

Feb 13 '13
«C’era la ‘Festa dei Pazzi’ - o dei Saggi - «kermesse » ermetica processionale che partiva dalla chiesa col suo papa, i suoi dignitari, i suoi fedeli, il suo popolo - il popolo del medioevo, rumoroso, malizioso, scherzoso, pieno di traboccante vitalità, di entusiasmo e di foga -e si riversava in città… Ilare satira d’un clero ignorante, sottoposto all’autorità della ‘Scienza nascosta’, schiacciato sotto il peso d’una indiscutibile superiorità. Ah! La Festa dei Pazzi, col suo carro del ‘Trionfo di Bacco’, trainato da un centauro e da una centauressa, ambedue nudi come il dio, che era accompagnato dal grande Pan; carnevale osceno che s’impossessava delle navate ogivali! Ninfe e naiadi uscenti dal bagno; divinità dell’Olimpo, senza nubi e senza tutù: Giunone, Diana, Venere, Latona si davano appuntamento alla cattedrale per sentire la messa! E quale messa! Composta dall’iniziato Pierre de Corbeil, arcivescovo di Sens, secondo un rituale pagano, e durante la quale le fedeli dell’anno 1220 gridavano il grido di gioia dei baccanali: Evohè! Evohè! E gli scolari rispondevano con entusiasmo delirante:'Haec est clara dies clararum clara dierum!Haec est festa dies festarum festa dierum’'Questo giorno è celebre tra i giorni celebri!Questo giorno è giorno di festa tra i giorni di festa!’ »da: Il Mistero delle Cattedrali, Fulcanelli, pgg 41-42Immagine: Pieter Bruegel il Vecchio, incisione, “La Festa dei Pazzi”, 1570: qui vedete quello che Fulcanelli descrive con queste parole:”(…) lo strano ‘Gioco della Pelota’ che era giocato nella navata di Saint-Etienne, cattedrale di Auxerre, e che scomparve poi verso il 1538”
 
«C’era la ‘Festa dei Pazzi’ - o dei Saggi - «kermesse » ermetica processionale che partiva dalla chiesa col suo papa, i suoi dignitari, i suoi fedeli, il suo popolo - il popolo del medioevo, rumoroso, malizioso, scherzoso, pieno di traboccante vitalità, di entusiasmo e di foga -e si riversava in città… 
Ilare satira d’un clero ignorante, sottoposto all’autorità della ‘Scienza nascosta’, schiacciato sotto il peso d’una indiscutibile superiorità. Ah! La Festa dei Pazzi, col suo carro del ‘Trionfo di Bacco’, trainato da un centauro e da una centauressa, ambedue nudi come il dio, che era accompagnato dal grande Pan; carnevale osceno che s’impossessava delle navate ogivali! Ninfe e naiadi uscenti dal bagno; divinità dell’Olimpo, senza nubi e senza tutù: Giunone, Diana, Venere, Latona si davano appuntamento alla cattedrale per sentire la messa! E quale messa! Composta dall’iniziato Pierre de Corbeil, arcivescovo di Sens, secondo un rituale pagano, e durante la quale le fedeli dell’anno 1220 gridavano il grido di gioia dei baccanali: Evohè! Evohè! E gli scolari rispondevano con entusiasmo delirante:

'Haec est clara dies clararum clara dierum!
Haec est festa dies festarum festa dierum’

'Questo giorno è celebre tra i giorni celebri!
Questo giorno è giorno di festa tra i giorni di festa!’ »

da: Il Mistero delle Cattedrali, Fulcanelli, pgg 41-42
Immagine: Pieter Bruegel il Vecchio, incisione, “La Festa dei Pazzi”, 1570: qui vedete quello che Fulcanelli descrive con queste parole:

”(…) lo strano ‘Gioco della Pelota’ che era giocato nella navata di Saint-Etienne, cattedrale di Auxerre, e che scomparve poi verso il 1538”